Jim Mackenzie, pilota di elicotteri mezzo indiano, si ritrova dopo parecchi anni nell'immobile città ai margini della riserva Navajo in cui ha trascorso l'adolescenza e da cui ha sempre desiderato fuggire. Jim è costretto a confrontarsi con i conti in sospeso e parole mai dette del suo passato, fra uomini e donne che credeva di aver dimenticato e presenze che desiderava cancellate dalla memoria. E soprattutto è costretto a confrontarsi con la persona che più ha sfuggito per tutta la vita: se stesso. Ma il coraggio antico degli avi è ancora vivo ed è un'eredità che non si può ignorare quando si percorre la stessa terra. Nel momento in cui una catena di innaturali omicidi sconvolgerà la sua esistenza e quella della tranquilla cittadella dell'Arizona, Jim si renderà conto che è impossibile negare la propria natura quando un passato scomodo e oscuro torna per esigere il suo tributo di sangue.
Ultima fatica del cantante-scrittore-attore che ha avuto il suo exploit con il poderoso ‘Io uccido’ scoprendo una decisa vena narrativa e al contempo una luccicante vena d’oro, ben alimentata dal furbo editore Baldini & Castoldi. Il problema è che se ‘Io uccido’ lanciava segnali molto chiari a favore di una narrativa popolare ma ben confezionata, zeppa di cliché ma con grinta stilistica e di costruzione, gli ultimi due libri scivolano decisamente nel convenzionale, se non peggio, nel cattivo gusto. Confesso di provare anche un pizzico di compiacimento nel dirlo, visto l’enorme e invidiato successo del Michia-Signor-Tenente. Ma tant’è. Lo standard è riconoscibile, e sicuramente è di quelli che coinvolgono: il confronto con il passato e la propria terra di origine, il mondo dei ricordi che celano segnali premonitori, la ricerca del Sé bambino che diventa grande a forza di traumi… tutto molto bello, che piace. Ma dov’è la ricchezza che tale background dovrebbe produrre? Dov’è la solidità della trama? Dov’è la forza dello stile? Tutto rimane in superficie, tutto a livello di luccichio - e poi, pagine e pagine di luoghi comuni.