Il Falo' di San Giuseppe ...
18 Marzo 2006

                                                                                                         

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FALO’ DI SAN GIUSEPPE
La sera del 18 e quella del 19 marzo, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di San Giuseppe, si rinnova a Sarconi il rito pagano dei falò (fucarun) che riprende un’antichissima usanza riconducibile ai riti propiziatori per il ritorno della primavera di epoca romana e medievale. Nei vari rioni del paese, ancora oggi, infatti, si rinnova il rito storico folcloristico che coinvolge un pò tutta la popolazione. Nei giorni e nelle settimane che precedono la festività di San Giuseppe, ogni rione fa a gara nell’accumulare il maggior quantitativo possibile di fascine provenienti, in massima parte dalla potatura degli ulivi e delle viti esistenti nel territorio comunale. Tutte le frasche raccolte serviranno per accendere un grande falò che dura due sere consecutive. Attorno al fuoco “propiziatorio” si riuniscono gli abitanti del quartiere che hanno contribuito alla raccolta delle fascine, fra cui si distinguono generalmente i ragazzi ed i giovani. Nei pressi del cumulo di frasche ardenti che diventa sempre più alto e sempre più incandescente, si consumano le zeppole caratteristiche dette “Zeppule”, dolci e rustici di tutti i tipi, patate alla cenere innaffiate da vino casereccio a volontà e distribuite ai presenti e ai visitatori provenienti dagli altri rioni del paese che in una specie di pellegrinaggio, fanno il giro dei falò dei vari rioni per giudicare quale sia il più grande, il più ospitale e il meglio organizzato. Su tutto poi domina la musica; di rigore quella dell’organetto, ma ormai sempre più spesso soppiantata da quella moderna più assordante. Il momento culminante di tutta la manifestazione si raggiunge comunque quando, aiutati dal buon vino e dal cibo che contribuisce ad esaltare gli animi, gli astanti si cimentano in pseudo pericolosi salti del falò, le cui fiamme volgono ormai al termine. Nell’immaginario del rituale che affonda le sue radici in epoche storiche lontanissime, assorbite e fatte proprie poi, dalla religione cristiana, tali salti avevano e conservano ancora, seppure inconsciamente, il significato dell’uomo che sfida e domina le forze della natura, piegandola ai suoi voleri. Sarconi, la sera del 19 marzo come ogni anno, brucia nei “fucarun”, il grigiore e la negatività rappresentata dall’inverno che volge ormai al termine e si rivolge alla incipiente primavera, apportatrice di gaiezza e di rinnovata voglia di vivere con lo spirito del fanciullo che esorcizza la paura, saltando sul falò di San Giuseppe.

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