Siamo arrivati al sesto capitolo di una delle saghe più famose del cinema mondiale: Rocky! Nel film, Rocky, malinconico, gestisce un ristorante con discreto successo. Sua moglie Adriana purtroppo è morta. La vita di Rocky si incentra sulla relazione con il figlio e sull’amicizia con suo cognato, il vecchio Paulie. A Rocky, però, manca qualcosa: la boxe. Possiamo notare che sia nel Rocky del 1976 e sia nel Rocky Balboa del 2006, la figura dell’eroe buono è alla ricerca del cambiamento, di un nuovo inizio, di qualcosa che gli consenta di scorgere uno spiraglio di luce. Rocky oggi, ha infatti perso ciò che ama (Adriana) e paradossalmente conduce con successo l’attività di ristoratore, ma questo non gli basta. La favola è finita e la consapevolezza degli anni che passano conferisce a Stallone la capacità di riflettere sulla dignità dell’uomo, sulla forza di volontà, e sui limiti dei propri mezzi, memore di ciò che il passato gli ha regalato o gli ha tolto. Sylvester Stallone si mette in gioco in prima persona, e si affida ai bisogni primari, quelli della terra e dell’amore. Sconfina solamente quando sale sul ring e mette in scena un combattimento poco credibile anche se filmato come un match televisivo di un attuale canale via cavo. Ma questo in fondo è un peccato veniale, perchè il confronto con se stesso lo vince per K.O. Una vita si è conclusa, una nuova è iniziata. Per Rocky. Per Stallone. Buona visione!!!