Non si vede spesso Nicolas Cage entusiasmarsi al punto di voler interpretare un film horror. In questo caso un classico del genere, e come tale troppo facile risulterebbe trovare nel remake tratti ed elementi 'poco originali', in realtà successivi alla sua originaria realizzazione.
Le licenze ed i ritocchi moderni a quello che resta un ottimo thriller non mancano, e in generale sono tutti niente affatto privi di senso, finalizzati a conferire maggior mordente e dinamicità, o anche solo qualche scena in più in grado di emozionare o inquietare.
Su tutte, la trovata più riuscita è certo la 'muliebrizzazione' di questo 'villaggio dei dannati', e della sua 'Profeta' specificatamente, che sposta il focus della vicenda da un paganesimo molto sessuale (l'Edward originario era un cattolico 'isolato' per il proprio credo religioso) a un'appartenenza fortemente sessista. Elemento che rende ancora più forte il senso di diversità, di estraneità (per il pubblico maschile poi...), di coesione della comunità in cui si ritrova il nostro protagonista: un 'cop' californiano decisamente fragile, costretto a ricorrere a psicofarmaci e corsi di fiducia in se stessi, che forse cerca di dare un senso o un freno alla propria deriva, facendosi forte del proprio presunto ruolo di maschio (poco di moda sull'isola in verità).
I topoi eccedenti la derivazione suddetta restano omaggi o piacevolezze dovute al gusto del regista stesso e non tolgono allo svolgimento del film, che forse resta solo un po' più freddo dell'originale, mancando di eguagliarlo in adrenalina ed intensità.